glocal 2th hand clothes picking
Raccolta abiti usati
Premessa
Il fenomeno del fast fashion, sviluppatosi più di recente all’interno del più “antico” fenomeno del consumismo di massa, alimenta in modo nuovo l’abitudine consolidata dei "napoletani" di abbandonare in strada – senza troppa cura – ciò che questi ritengono essere rifiuti. Una sempre maggior parte di capi di abbigliamento vengono prodotti con filati che sono ottenuti dal riciclaggio della plastica. Hanno indubbiamente una qualità discutibile. Dato il prezzo molto basso, vengono acquistati dai consumatori senza troppa attenzione ma poi finiscono spesso abbandonati in strada dopo poco. Spesso quindi le strade risultano piene di abiti usati, ma ancora in ottime condizioni. Si possono osservare da un pò di tempo molte persone, apparentemente di etnia Rom, girare con carretti ricavati da passeggini dismessi. Si occupano di raccogliere per lo più tali capi di abbigliamento. In alcuni casi raccolgono pure giocattoli, piccoli utensili, oltre ovviamente anche scarpe, borse, ecc. Spesso si vedono donne che “sono costrette” a calarsi in quei grossi cassonetti di metallo per la spazzatura indifferenziata (che ahimè affollano ancora troppo molte strade della provincia - segno di scarso interesse dei Comuni verso la raccolta differenziata), utilizzando un’asta di metallo piegata a formare un gancio ad una estremità, per raccogliere tutto ciò che può essere rivenduto. Gran parte di questa merce finisce poi per alimentare un (molto discusso) mercato di merce di seconda mano (un caso di riuso, che è la più nobile via per non buttare i prodotti usciti dalla fase del consumo). La merce è esposta a terra sui marciapiedi, nella zona tra Porta Nolana e l’inizio di Corso Umberto I e nei pressi di Piazza Garibaldi a Napoli. Questi mercati di merce usata alimentano un circuito di economia informale i cui operatori sono per lo più extra-comunitari poveri.

Molte di queste persone vengono da territori dove l'economia informale rappresenta la norma. Arrivano quì in condizioni disastrose in seguito a circostanze che rendono la loro vita molto precaria. Spesso in fuga da persecuzioni di tipo politico e/o religioso, guerre, povertà estrema, condizioni climatiche difficili da sopportare, ecc. Difficile per loro trovare le condizioni psicologiche individuali e le energie mentali sufficienti per un'integrazione nel modello europeo (supposto che il "nostro" modello sia migliore). Quì da noi non trovano assolutamente il giusto tipo di accoglienza. Purtroppo i napoletani non si sottraggono alla prassi comune in troppe parti d'Europa di avere comportamenti di tipo razzista nei confronti di tali esseri umani. Sarebbe invece giusto da parte dei "locals" dare una dignitosa ospitalità a chi si trova in condizioni di difficoltà e non considerare invece i migranti semplicisticamente come un problema di ordine pubblico. Di conseguenza quindi le amministrazioni locali - per quanto in loro potere esclusivo - dovrebbero fare il massimo sforzo, per dare dignità a tali forme di economia informale, senza forzarne troppo la natura (sono loro in difficoltà - dovremmo essere noi ad adattarci di più alle loro caratteristiche).
Non esistono utopie, ma solo scuse per la pigrizia mentale umana
idee progettuali provocatorie per un futuro veramente sostenibile
problematica
Oltre agli extra-comunitari, ci sono molti "locals" interessati ai mercati delle merce usata. Anche molti napoletani vivono dei proventi ricavati dalla vendita di abbigliamento usato o giù di lì. Al mercato "ufficiale" di Porta Nolana, ci sono barcarelle di napoletani dove compri jeans, magliette, pantaloni, e roba simile per pochissimi euro. A volte si tratta di abbigliamento che esce fuori dai canali di vendita "ufficiali" e finisce sui banchi di questi mercati. La povertà non ha colore della pelle, non ha nazionalità, non si interessa di religione. Tutte le persone hanno il diritto di vivere una vita dignitosa. Ci sono però delle discriminazioni anche tra i poveri. I napoletani sembrano avere un diritto di alimentare i loro mercati di merce di seconda mano che gli extra-comunitari non hanno. Tanto è vero che i Comuni facilitano tali circuiti economici mettendo a disposizione dei "locals" dei cassonetti "ben protetti". Sarebbe invece giusto dare lo stesso tipo di facilitazione (anzi anche di più data la maggiore difficoltà di "chi viene da fuori") anche agli altri. Bisogna dare condizioni dignitose ai Rom per la raccolta della merce usata!
obiettivo
L'obiettivo è quello di creare un sistema che rende più agevole il lavoro dei Rom nel raccogliere gli abiti e la merce usata che alimenta il mercato degli oggetti di seconda mano. Sarebbe molto utile per queste persone se “noi residenti” fossimo in grado di mettere a loro disposizione dei cassonetti non troppo alti, adatti anche alla pioggia, coperti ma non chiusi a chiave od inaccessibili (la merce deve essere facilmente accessibile da chiunque, come i vestiti gettati in strada). In tal modo i Rom potrebbero svolgere il loro lavoro in modo più dignitoso ed in condizioni igienico-sanitarie anche migliori. Si potrebbe pensare anche di fornire carretti più solidi (invece dello scatolo di cartone un materiale più resistente anche in caso di pioggia) e leggeri (per facilitare il loro trasporto – pensiamo che spesso tali persone si spostano in treno e devono uscire da stazioni con rampe di scale e di frequente senza ascensori). Magari si potrebbe pensare ad un piccolo motore elettrico, tipo quelli dei transpallet che si vedono spesso nelle aziende logistiche.
metodologia
L’idea sarebbe quella di avviare delle campagne di sensibilizzazione, coscientizzazoine e informazione rivolta a due tipi di soggetti.
1. Da un lato le amministrazioni locali che governano i territori, affinchè si responsabilizzino rispetto alla tematica
2. Dall'altro le comunità locali, affinchè si diano da fare rispetto al problema in assenza di azione da parte delle amministrazioni locali.
L’idea sarebbe ovviamente da sviluppare attraverso percorsi di progettazione partecipata in grado di coinvolgere il maggior numero possibile di persone a vario titolo interessate alla questione: personale dipendente della P.A. e politici responsabili di funzioni pubbliche connesse al problema, cittadini residenti nelle varie zone dove tali cassonetti dovrebbero essere collocati, forze dell'ordine incaricate della vigilanza sui cassonetti (soprattutto per i primi tempi), Rom che lavorano nel settore. E' ovvio che la buona riuscita del progetto dipende in larga parte dalla condivisione degli obiettivi e delle metologie utilizzate.
Anche in questo caso sarebbe bello organizzare una raccolta fondi per:
1. Effettuare campagne di sensibilizzazione presso amministrazioni locali e cittadini sull’utilità sociale di una tale iniziativa.
2. Utilizzare i fondi raccolti per l’acquisto dei contenitori e di altra strumentazione, ed avviare campagne informative sulla loro presenza al fine del loro utilizzo.
Dai il tuo sostegno
Il tuo sostegno è importante per aumentare le risorse umane e/o finaziarie che vengono "dirottate" verso la sostenibilità vera della vita in città. Contribuisci con donazioni economiche o metti in atto azioni dirette volte a sensibilizzare le persone sulla necessità di tali obiettivi per il bene comune.

